Giuseppe Pambieri in “La coscienza di Zeno”

Zeno, personaggio moderno nell’epoca del web
Servizio di Laura Canevali

La nuova produzione del Teatro Carcano ha debuttato in prima nazionale in sede ed è ora in tournée in alcuni dei maggiori teatri italiani.
Nell’adattamento di Tullio Kezich del 1964 il romanzo è stato portato sulle scene italiane da Alberto Lionello (1964), Giulio Bosetti con la regia di Egisto Marcucci (1987), Massimo Dapporto con la regia di Piero Maccarinelli (2002).
La coscienza di Zeno, pubblicato nel 1923, è il romanzo più maturo e originale di Italo Svevo. In esso si riassume l’esperienza umana di Zeno Cosini, il quale racconta la propria vita in modo così ironicamente disincantato e distaccato da far apparire l’esistenza tragica e comica insieme.
Protagonista nel ruolo di Zeno Cosini, Giuseppe Pambieri, attore tra i più versatili del nostro teatro. La regia è firmata da uno dei maestri del teatro italiano e internazionale, Maurizio Scaparro.
Repliche dello spettacolo:
Dal 17 febbraio 2014 ore 21.00 -  Teatro Comunale di Pietrasanta
dal 19 al 23 febbraio 2014 ore 21.00 – Teatro Massimo di Cagliari

dal 26 al 27 febbraio 2014 ore 21.00 Teatro Comunale di Teramo
5 marzo 2014 ore 21.00 – Teatro Comunale di Gubbio

18 - 23 marzo Teatro Mercadante di Napoli
 
Pambieri, che emozione prova quando recita questo personaggio?

Sono sempre emozionato anche dopo tante repliche. Quando si è sul palcoscenico c’è sempre l’incognita del pubblico, specialmente al debutto.

Ci descriva il suo personaggio.

Il mio personaggio è un classico della letteratura che ben si adatta al teatro. Zeno è molto moderno in quanto parla di individualità di difficoltà con gli altri e in un’epoca come la nostra dove il web domina… Direi che è molto impegnativo ma anche stimolante e il pubblico si ritrova.

C’è un ruolo inedito che la attira particolare?

Ve ne sono tanti. Re Lear tutti i classici che non ho fatto.

C’è un attore con cui vorrebbe lavorare perché legati da grande affinità?

Con mia moglie con cui porterò l’anno prossimo “Misery non deve morire” e mia figlia con cui reciterò “Tutto perbene”. Con loro posso dire specie con mia moglie di dividere sia un rapporto artistico che personale di grande complicità e confidenza.

Quale esperienza la attira di più in questo momento?

Il teatro senz’altro è il più appagante.

C’è un maestro della sua carriera a cui è particolarmente legato?

Tanti. La lista è lunga da Strehler con cui ho cominciato a lavorare a Calenda, a Ronconi come registi. Salerno Valeria Moriconi, Renzo Montagnani come attori che mi hanno insegnato a stare in scena. Ora faccio da solo. Molti mi etichettano come Maestro, non mi vedo tale. Ora ad attirarmi è il lavoro con i giovani oppure maestri come Lavia con cui mi piacerebbe fare Otello.

Cosa direbbe ad un giovane che volesse seguire la sua carriera?

Lo sconsiglierei. La cultura non fa soldi anche se è il motore di una nazione. In Inghilterra è fondamentale, valorizzata, tutta altra cosa. Noi siamo un paese anomalo di fronte all’Europa anche se abbiamo autori di tutto rilievo nella nostra storia da Goldoni a Pirandello.

 

16 febbraio 2014

                                                                                 

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