TERRONI SI NASCE di e con Paolo Caiazzo.

Al Teatro Totò di Napoli dal 2 al 12 dicembre.

Servizio di Marco Catizone               

Napoli - “Si è sempre meridionali di qualcuno”, citando il caro Bellavista, ex Professo(re) cantore d'un meridionalismo d'ammore, e Paolo Caiazzo è il foul e genius loci calato d'amblè e all'abbisogna, a rimembrarci che l'esser “Terroni” è cosa nobile et iusta, e che l'ingiurioso monito di chi al Nord ci fa da cappa, sovente e a contrappunto si tinge a vituperio per facili sberleffi e prossemici mantra per superiorità supposte (e ben sappiamo dove vanno, le supposte verità); e son rigurgiti d'accatto, per limitrofi “congiunti”, ignari che l'esser nazione unita equivale ad esser polo unico a stivale, per estensione e cultura, eppure.

Eppure Terroni si nasce per dirla alla De Curtis, con bazzecole, quisquilie e pinzillacchere, perché l'esser meridionali, viepiù partenopei e del tutto neapolitani, è bonaria stigma e refolo a condanna, per un popolo che nei secoli s'è fatto unto e resiliente, prono e famiglio con lo straniero di turno, fin quando il Vesevo fu l'egida a riparo dove il giglio borbonico fiorì e giacque, coi Ferdinando e Franceschiello a rimpallarsi la Storia fino alla caduta, alla ruciuliata di Gaeta, col regno perduto e “rapinato” a mille all'ora da un Garibaldi-Che Guevara, trisavolo guerrillero e spurio a balenar tra i mondi, per una revolucion in salsa sabauda che infiniti addusse lutti ai partenopei, con sbarco siculo che fu sciarada e rovello di facile solutio, coi militi borbonici forse adulati sottobanco, per una conquista a malagrazia che divenne sbrego su tela  sudista a firma Camillo “Penso”, il Conte di Cavour.

Eppure. Corsi storici in pillole da palco, per sorridere dove tregenda s'abbatté su Napoli e due Sicilie; Paolo Caiazzo è alfiere scazzamauriello, composto sommelier che mesce la trama d'una pièce ritmata, sullo sfondo(ne) d'una Storia che s'è fatta empito e strepito, tramutatasi in Volksgeist  napoletano, quel bonario e disturbante laissez faire che ci permea   nell'umido e nell'ossa, una malacqua sorniona che ci illanguidisce e stracqua, eppur ci dona, ci rigenera e nutre, perché “Nuie simme d' 'o Sud” come ritmava Pietra Montecorvino, e ci basta “Na tazzulella 'e cafè” come vuole il verbo di Pino Daniele, per risorgere da ceneri perenni, dai lapilli a basoli lavici e vesuviani, come carbone, gravune, che sotto pressione diviene rostro, cangia in diamante.

Perchè “Signori si nasce”, si esce in scena, si calcano le assi nel segno di Totò, con ensemble a contrabbasso e percussioni ad accompagnare un Caiazzo famiglio, intimo retore, fieramente terrone, a riannodare i fili  a gnommero d'una trama sovente sfilacciata, eppure mai lasca, mai prona alla protervia, orgogliosamente legati alla nostra “Terronia”,  per un meridionalismo double face, capace d'orgoglio e pregiudizio, di tignosa pervicacia e menefreghismo lasso, colpi di classe e genio e cadute imponderabili.

Si riannodano i fili, a comporre il puzzle a mosaico, col baschetto attonito dell'ormai classico Cardamone-Caiazzo a rimestare in comico i rovelli esistenziali d'esser profeti in patria neapolitana: si vive, sopravvive, secondo dacologo non scritto, impresso a fuoco lento, col marchio e la stigma d'esser meridionali, figli della verve e della costumanza secolare, eppure schiavi d'una silloge a pregiudizio: quello d'esser in guerra perenne, principalmente con noi stessi, in rincorsa affannosa, a giustificare diuturnamente la nostra cifra diversa, di totem di noi stessi, di “Zoccole” resilienti e resistenti a tutto (per dirla alla Mattone), furbescamente superiori alla mota sociale che a sprazzi ci circonda, in virtù del nostro meridionalismo invitto, orgoglio e a volte limite nel percepirci stranieri in terra patria.

Spettacolo ad amalgama, uno speciale plauso alle musiche ed ai maestri in scena, un Caiazzo dai tempi comici perfetti e ben congeniati: una silloge ricamata di comicità professionale. Risate, sipario, ben fatto.

 

“TERRONI SI NASCE” di PAOLO CAIAZZO

percussioni EMIDIO AUSIELLO
chitarra FRANCO PORZIO
fisarmonica SASA' PIEDEPALUMBO
contrabasso ROBERTO GIANGRANDE
regia P. CAIAZZO

 

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