I FRATELLI DE FILIPPO

Servizio di Ciro Borrelli

Con tutta probabilità gli spettatori che il 25 dicembre del 1931 sedevano al cine-teatro Kursal (oggi cinema Filangieri) per assistere alla prima di Natale in casa Cupiello (commedia all’epoca di un solo atto, l’attuale secondo) ignoravano la loro fortuna. Non potevano immaginare, di certo, che quello spettacolo sarebbe diventato un intramontabile successo. Né potevano sapere che di fronte a loro c’erano non tre semplici attori ma tre autentici fenomeni, in grado di rivoluzionare il modo di fare teatro. Eduardo, Peppino e Titina erano geni. La loro comicità aveva qualcosa di insolito, anzi di inedito. La loro recitazione era sostanzialmente in dialetto, ma andava oltre. I tre richiamavano sì le grandi maschere del passato come Pulcinella e Sciosciamocca, ideata da Eduardo Scarpetta (loro padre naturale), ma erano un passo, anzi molti passi avanti.  Priva di retorica ma anche dei limiti che ti impone il dialetto, la loro arte si librava nell’aria come poesia.

La sera del debutto, quel famoso 25 dicembre del 1931, appartiene a un’epoca ancora acerba; col tempo, si sarebbero affermate, all’interno del trio, tre personalità ben distinte. Titina, con il suo sguardo fiero e indomito e la sua passione, intenta a «sgomitare tra due vulcani in eruzione» (così si esprime la stessa attrice a proposito del suo tentativo di farsi strada tra i suoi fratelli). Eduardo, con i suoi cupi silenzi e i suoi farfugliamenti improvvisi, personaggio lunare alla ricerca di un proprio spazio in un mondo di spettri. Peppino, esilarante, travolgente, debordante ma anche spietato, animato dal piacere di denigrare e umiliare sé e gli altri. La sera del debutto, quel famoso 25 dicembre del 1931, appartiene a un’epoca ancora acerba; ma è qui che comincia la scalata verso la conquista della vetta.

Proprio a quella magica sera si ferma il racconto di Sergio Rubini, regista del film I Tre De Filippo, che sarà nelle sale soltanto tre giorni per poi entrare nelle case degli italiani sulla Rai durante le vacanze natalizie. La vicenda comincia nella prima metà degli anni Venti, ovvero quando Scarpetta sì è già ritirato dalle scene e la sua compagnia è passata nelle mani del figlio Vincenzino. Il film presenta qualche piccolo errore storico, come la fuga di Peppino dalla compagnia Urciuoli, che avviene in realtà dopo la morte di Scarpetta e non prima, probabilmente voluto dagli stessi sceneggiatori per rendere più fluida e scorrevole la narrazione. A dominare, ancor più dell’aspetto artistico e professionale, è il tema dei legami familiari.

Pregevole il lavoro del regista sulla caratterizzazione dei fratelli, in particolare Titina, che al contrario di quello che tanti critici hanno voluto farci credere non era la sorella serafica e tranquilla intenta a metter pace tra Eduardo e Peppino. Tutt’altro. Era una donna con una personalità forte, a tratti spigolosa. Prova ne è il fatto che, quando nel 1936 arriverà in compagnia Lidia Maresca, il grande amore di Peppino, i rapporti con i fratelli diventeranno complessi e tormentati. Sarà lei, Titina, la prima a lasciare provvisoriamente la compagnia de I De Filippo, nel 1939.

Ben evidenziata anche la rivalità professionale tra Eduardo e Peppino, benché ancora in una fase embrionale. Una rivalità che nel giro di pochi anni si inasprirà sempre di più fino a culminare nella separazione del 1944, anno in cui Peppino lascerà Napoli, sua moglie, suo figlio e i fratelli per correre a Roma tra le braccia dell’amata Lidia. Un distacco fisico che avrà risvolti anche artistici: Peppino inaugurerà un percorso teatrale comico-farsesco, mentre Eduardo, liberatosi del peso “ingombrante” del fratello minore, affiancato da Titina darà vita a capolavori tragico-umoristici come Napoli milionaria, Questi fantasmi, Filomena Marturano, Le voci di dentro (solo per citarne alcuni).

Un applauso ai tanti attori che hanno partecipato a questa non facile avventura. Indovinatissima la scelta di puntare su Giancarlo Giannini, uno degli ultimi mostri sacri del cinema italiano degli anni d’oro, che presta il volto al capostipite degli Scarpetta. Superba la prova di Susy del Giudice, mamma chioccia dei tre fratelli, soggiogata e sottomessa da Eduardo Scarpetta ma pronta a tirar furi gli artigli e combattere contro tutto e tutti per la felicità e il futuro dei suoi ragazzi. Sorprendente l’interpretazione di Biagio Izzo, nei panni di Vincenzino, in un ruolo quasi inedito per le sue corde. Bravissimi i tre protagonisti, in particolare Domenico Pinelli, al quale è spettato il ruolo più complesso ed enigmatico, ovvero quello di Peppino. Scenografia e fotografia all’altezza delle aspettative.

In una recente intervista televisiva, Rubini ha lasciato trapelare che questo film potrebbe avere un seguito. Forse il popolare attore e regista pugliese sta meditando di raccontare l’ascesa dei De Filippo e la conquista dell’intero stivale, avvenute anche grazie alla spinta di Buontempelli e Simoni, tra i primi critici e addetti ai lavori a cogliere il valore artistico dei tre fratelli?

Noi ce lo auguriamo. E voi?

 

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